lunedì 14 luglio 2014

Il Tabarro di Todeschino / Todeschino's Tabard

L'ultimo vestito a cui io e Francesco abbiamo lavorato è un "tabarro" da indossare sopra l'armatura quando veste i panni di Alidosio Alidosi detto Todeschino, fratello degli Alidosi che furono signori di Imola nel XIV secolo. 
I nostri modelli di riferimento sono principalmente gli affreschi della Rocca di Albornoz di Spoleto, datati tra l'ultimo decennio del XIV secolo e i primi del XV. Questo tipo di indumento sembra comunque diffondersi in Europa, ad esempio in Francia, a partire dagli anni '70, ma altri modelli simili possono essere individuati anche in alcune fonti italiane, come nella cappella San Giacomo di Padova di Altichiero da Zevio (1376-77).
 
  
Spoleto, Rocca di Albornoz, "Camera Pinta"
1390-1410














































Altichiero da Zevio, Oratorio S. Giorgio,
Padova (1376-77).

The latest dress me and Francesco have been working  on is a tabard to wear over the armour when he represents Alidosio Alidosi known as Todeschino, brother of the lords of Imola. Our main models are the frescoes from the Rocca of Albornoz in Spoleto (1390-1420). This kind of garment seems quite common in Europe, for example in France, since 1370's: similar garments can be found also amongst italian sources, i.e. the Cappella S. Giacomo in Padova (1376-77), by Altichiero da Zevio.

Il vestito è realizzato in lana rossa con tessitura a tela, piuttosto leggera ma compatta, ed è basato sul modello Norlund 1a dei ritrovamenti della Groenlandia: ha infatti due pannelli per ogni lato ed è privo del gherone centrale. L'ampiezza all'orlo è di 2.10 m, le maniche hanno un'apertura di 80 cm. 
La decorazione che abbiamo scelto è a foglia di quercia, frequente nell'arte italiana, sia nei Tacuina Sanitatis, sugli abiti civili, sia in ambito militare, come mostra un affresco di Spoleto o ancora Altichiero (oratorio S. Giorgio) in quella che è probabilmente una corazzina ricoperta di stoffa. La nostra foglia di quercia è lunga 6 cm e larga 3 e riproduce le dimensioni di un reperto emerso dagli scavi di Londra (p. 194, Textiles and Clothing 1150-1450), coincidendo inoltre con le risorse iconografiche. É eseguita a taglio vivo sulla stoffa, senza rifiniture, come questo ed altri ritrovamenti dimostrano. 


Altichiero da Zevio, Cappella S. Giacomo,
Padova (1376-77): in questo modello di 
"tabarro" si può vedere un taglio sotto
la manica per far uscire il braccio. / In
this tabard there's a cut under the arm, a
different way to wear it.
The tabard is made with red tabby woven light wool according to Norlund Type 1a: it has 2 side panels for each side and has no central gore. It's 2.10 m wide at the hem and the sleeves are 80 cm. We decided to decorate it with oak-leaf dagges, which is well documented in Italian sources, both in civil costume (Tacuina Sanitatis) and militar garments, as could be seen in the frescoes of Spoleto and in Altichiero (Oratorio S. Giorgio): the latter is probably a pleated armour covered with fabric. Our oak-leaf is 6 cm long and 3 cm wide: it reproduces the size of a finding from London and matches the visual sources. It's directly cut into the fabric, without further finishing, according to the findings.


L'affrappatura del tabarro e la decorazione a foglia di quercia dei reperti di Londra. /
The tabard's dagging and the oak-leaf dagge from London findings.

Come potete vedere dalle immagini e dalla foto del vestito, quello che abbiamo realizzato non è la riproduzione di una sola immagine, ma una rielaborazione del modello del "tabarro" sulla base di diverse fonti.
As you can see from the sources and the picture of the tabard, we didn't make a reproduction of a specific source, but we tried to make a "new" model of tabard combining different similar sources and findings in order to make a coherent garment (or, at least, we hope so!). 


Todeschino Alidosi con il nuovo tabarro: visitate il nostro sito Civitas Alidosiana per ulteriori informazioni. /
Todeschino Alidosi in his new tabard. Check out our website Civitas Alidosiana for more information.

giovedì 17 aprile 2014

Un nome e una gonnella per Pirondino / A name and a gown for Pirondino

Nella nostra Civitas vogliamo dare spazio e rilievo alla ricostruzione delle attività artigianali: Francesco, ad esempio, ha scelto di iniziare a dedicarsi alla lavorazione del legno. Studiando la documentazione imolese del XIV secolo, abbiamo individuato la figura di un falegname attivo a Imola almeno dal 1361 al 1366: il caso ha voluto che non si trattasse di un artigiano qualsiasi, ma di uno che ha lavorato per la famiglia Alidosi. 
Miser Beltrando de miser Roberto di'dare per 8 asse che nui gli prestammo per fare fare  leto so in la camara del Todescino, tosele per lui Perondino di Cichino di Sagli. 
Sappiamo dunque che nel 1361 Pirondino ritirò per conto di Beltrando Alidosi, figlio di Roberto che in quegli anni era signore della città, 8 assi di legno per costruire il letto per Alidosio, soprannominato "Todeschino", fratello minore di Beltrando.
Avevamo quindi un nome e qualche frammento di storia, degli strumenti da falegname, molti progetti e nessun vestito adatto, ma a questo, per fortuna, abbiamo potuto facilmente porre rimedio. 
La gonnella che ho realizzato è di lana, è costituita da due teli (uno anteriore e uno posteriore) e 4 gheroni, di cui 2 sono interi e 2 tagliati. Presenta qualche bottone di stoffa sullo scollo e sulle maniche: queste abbottonature sembrano offrire una grande praticità, come mostrano anche numerose immagini dei Tacuina Sanitatis che rappresentano artigiani al lavoro. Per conferire una buona capacità di movimento e risparmiare tessuto per le maniche, nella parte posteriore ho inserito dei triangoli di stoffa, simili a quelli rinvenuti nei reperti della Groenlandia: questa fase ha richiesto molta della mia pazienza per riuscire ad ottenere un buon fitting, ma questo modello di manica è estremamente comodo e ne è valsa la pena.



 

Ecco dunque la mia prima gonnella completamente tagliata da me e cucita a mano, quindi lasciatemi essere almeno un po' soddisfatta del risultato! ;)
PS: il nostro studio sulla lavorazione del legno nel Medioevo è appena cominciato. Se volete vedere qualcosa di davvero interessante su questo argomento,  non perdetevi la St. Thomas Guild, a cui le nostre conoscenze in materia devono molto.

 
Nouvelle acquisition latine 1673, fol. 55, Pane azzimo / Bread
Ms.4182 tav.155: lardo e grasso / Fat
In our "Civitas" we want to highlight the reconstruction of any kind of craft: Francesco, for example, chose to start working as a carpenter. Studying 14th century documents of Imola, we discovered the exsistence of a carpenter who worked in Imola at least from 1361 to 1366: accidentally, he was not only a carpenter, but one who worked for the Alidosi family.

Miser Beltrando de miser Roberto di'dare per 8 asse che nui gli prestammo per fare fare  leto so in la camara del Todescino, tosele per lui Perondino di Cichino di Sagli. 
Il triangolo della manica: non troppo semplice da fare,
ma molto comodo. /
The gusset on the sleeve: not easy to make
but convenient!
So we know that in 1361 Pirondino collected for Beltrando Alidosi, son of Roberto who was lord of the city in those years, 8 planks to build a bed for Alidosio, also known as "Todeschino" ("German"), who was his young brother. 
We had a name, fragments of history, a few tools, many projects and no garments, but luckily we could easily fix this problem!
The gown I made is in whool, made with a front, a back and 4 gores (2 of which are joint in the middle). I put a few buttons in the front and some in the sleeves: this kind of buttoning seems very comfortable to work with, like many pictures of artisans in the Tacuina Sanitatis show. To make the sleeves even more convenient and to spare some fabric I put gussets in the back, like the Herjolfsnaes finds show: this part required a lot of patience to acquire a proper fitting, but I really like this kind of sleeves.
This is the first outer garment I've cut and hand-sewn all by myself, so please let me be just a little bit proud of it ;)

PS: our studies in medieval carpentry have just begun. If you want to see something really interesting, don't miss the St.Thomas Guild: we owe them a lot of our knowledge in this topic. 
Un piccolo suggerimento: ho rinforzato le asole dell'abbottonatura frontale con una striscia di cotone tessuto a mano, lo stesso che ho usato per la mia camisa: per non dover fare l'orlo e ripiegare la stoffa troppe volte, ho fatto in modo che il bordo interno fosse la cimosa.
A little tip: I reinforced the buttonholes with adding an hand-woven cotton stripe, the same I used for my underwear: I didn't want to make the hem not to get the fabric too bulky, so I placed the selvedge in the inner side.

martedì 25 marzo 2014

Asole e bottoni: qualche appunto / Buttons and buttonholes: a few notes

Dal momento che alcuni dei progetti su cui volevo pubblicare un post sono ancora in lavorazione, ho deciso nel frattempo di scrivere un piccolo post su un argomento che mi sta molto a cuore e che dovrebbe essere interessante anche per gli altri appassionati del XIV secolo: asole e bottoni.
Mi capita a volte di vedere vestiti ben fatti, completati però da bottoni mal collocati o da asole di una forma non documentata: ho pensato dunque che potesse essere di qualche utilità fare brevemente il punto sulla questione.
I’m still working on the projects I want to blog about, meanwhile I decided to write a post about a topic I’m really interested in and that should be interesting also for other 14th century maniacs: buttons and buttonholes.
Sometimes I see well-made dresses, completed with misplaced buttons or with non-period buttonholes: that’s a pity, and that’s why I thought it may be usefult to talk a bit about it. 



I bottoni / Buttons

Purpoint di Charles de Blois, 1360, Musée
des Tissus, Lyon: il primo bottone (e una decina
all'altezzadella cintura)
hanno l'interno di legno. /
The first button (and about ten
at the belt's level) have a wooden core.
Materiali: È attestata una grande varietà di questi piccoli accessori tanto amati nel XIV secolo: dai reperti della Groenlandia e degli scavi di Londra sono emersi numerosi bottoni di stoffa, di dimensioni che spaziano dai 9 mm di diametro ai 35 mm. È interessante rilevare che, nei casi in cui sono stati ritrovati ancora attaccati ai vestiti dei quali facevano parte, sono fatti dello stesso tessuto. Da questi ritrovamenti emerge che i bottoni erano realizzati semplicemente ripiegando la stoffa su se stessa, ma da altri reperti, quali ad esempio il farsetto di Charles de Blois e (presumibilmente) il farsetto di Pandolfo III Malatesta, risulta che in alcuni casi potevano essere utilizzati anche dei supporti -in legno- attorno ai quali avvolgere la stoffa. Naturalmente, sono molti anche i reperti di bottoni di metallo: di leghe di rame, d'argento, con pietre incastonate.


Farsetto di Pandolfo III Malatesta, morto
nel 1427. 
Materials. It can be found a great variety of these small accessories: from Greenland findings and London findings emerged many cloth buttons, both very small (9mm diameter) and quite big (35 mm). When they have been found still attached to the dress they belonged, it’s possible to see they were made of the same fabric. This kind of button was made by manipulating small pieces of cloth, but from some extant garments, like Charles de Blois pourpoint or (eventually) Pandolfo Malatesta’s doublet we know that they could have had also a wooden core. 
Of course we have a lot of metal button findings of different shapes ad dimensions, made in copper alloy, silver, gold, with precious stones.

Posizione. Tanto i reperti quanto la documentazione iconografica mostrano chiaramente che i bottoni sono sempre cuciti sull'orlo della stoffa, non a 0.5/1cm dal margine come solitamente si vede nei vestiti moderni.
Pietro Lorenzetti, S. Margherita (o S. Agata),
Esempio di "asole volanti": si noti che i bottoni-gioiello non sembrano 
essere cuciti al tessuto, ma sembra che il loro anellino passi attraverso 
una piccola asola nella stoffa e che siano tutti tenuti fermi da un cordino 
passante all'interno. 
Di solito i bottoni sono cuciti direttamente alla stoffa, ma sembra che quelli di metallo potessero a volte essere attaccati in altro modo, ovvero facendo passare il loro anellino attraverso una piccola asola rotonda nella stoffa e tenendoli tutti tenuti fermi con un cordino passante all'interno. Questo sistema, forse documentato anche da alcune asole analizzate nei reperti di Londra - piccole e circolari, come quelle utilizzate per farvi passare i laccetti, ma prive di segni di trazione e di tracce di altre fibre che si sarebbero dovute depositare a causa dello sfregamento dei cordini- sarebbe molto utile per permettere di spostare velocemente bottoni particolarmente pregiati da un capo all'altro, a seconda delle necessità. La S. Margherita di Pietro Lorenzetti potrebbe mostrare proprio un’allacciatura di questo tipo.
Per determinare quanti utilizzarne e di che materiale, sarà necessario valutare caso per caso la tipologia di abito e la destinazione d'uso.
Placing the buttons. Findings and iconographical sources clearly show that buttons are always sewn on the edge of the fabric, not 0.5/1 cm from the edge like in modern clothes. 
The buttons are usually sewn directly on the garment, but it seems that metal ones could sometimes attached in another way, i.e. putting their loop through an eyelet and holding them in place with a lace passing through. This peculiar way of attaching buttons may be confirmed by some eyelets from London findings - small, rounded, like the ones used for spiral lacing, but without any tension marks or traces of fibres left by the cord itself - and would be very useful to quickly and easily move precious buttons from a garment to another. The S. Margaret by Pietro Lorenzetti may show this kind of button-placing. To decide how many buttons sew and of wich material, it's important to analyze case by case and consider the kind of the dress you want to reconstruct.

Esperimento di bottoni tenuti fermi dal cordino. /
Sample of buttons kept in place with a cord. 
- Tutorial per realizzare i bottoni di stoffa: Katafalk, immagini dalla 40 alla 50.
- Tutorial to make cloth buttons: Katafalk, images from 40 to 50.








Le asole / Buttonholes
Materiali. Le asole possono presentarsi come semplici tagli nella stoffa (reperti della Groenlandia) o, più spesso, sono rifinite con il "punto asola" in seta, di solito dello stesso colore del tessuto (reperti di Londra, farsetto di Pandolfo Malatesta).Alcune asole dei reperti di Londra presentano tracce di finitura non più esistente, si ipotizza pertanto potessero essere state fatte in filo di lino.
Materials. Buttonholes can be simple cuttings in the cloth (Greenland findings) or, more often, are finished with a raw
of buttonhole stitch in silk, usually 
the same colour as the fabric (London findings, Pandolfo Malatesta’s doublet). Some findings from London show traces of finishing stitches that didn’t survive, so they may have been worked in linen thread.


Asole del farsetto di Pandolfo Malatesta.
(tutti i diritti della foto di Andrea Carloni)
Altichiero, Cappella S. Giacomo, Padova 1372.
Forma: La maggior parte delle asole medievali presenta la finitura di seta solo sui lati lunghi, ma non negli angoli, e possono pertanto essere definite "box shaped", rettangolari. Anche se solo alcune iconografie ce le mostrano e non si sono conservate nei reperti, si ipotizza che strisce di tessuto di lino applicate sul rovescio dell'abito rendessero le asole più robuste.
Shape. Most of medieval buttonholes show silk finishing only on the upper and lower side and not in the corners, so they have been called “box shaped”. Even if only some frescoes show them and they haven’t been preserved in any finding, probably linen stripes were sewn inside the garment where the buttonholes were cut in order to make it stronger.

A volte si vedono nelle ricostruzioni moderne lunghe file delle cosiddette "asole volanti" (magari realizzate di tessuto o di sottili cordini e fatte, forse, per velocizzare il lavoro e di poterlo svolgere con una normale macchina da cucire): l'unica attestazione di asole di questo tipo nella quale io mi sia mai imbattuta è Santa Margherita (o S. Agata, realizzata intorno al 1330) di Pietro Lorenzetti, in cui però le asole volanti mi sembrano strettamente funzionali ai particolari bottoni-gioiello (come si vede da questa immagine in altissima qualità). L'utilizzo di asole volanti di stoffa per in presenza di normali bottoni ritengo dunque non sia fondato su evidenze documentarie, dato che tutti i reperti a me noti e la quasi totalità dell'iconografia che ho visto sembra indicare che il tipo più comune di asola fosse quella tagliata nella stoffa. 


Bottone non collocato sul bordo e asola volante: questo stile non mi risulta che sia documentato.
Misplaced button and cloth buttonhole: I don't think this style is attested.. 
Sometimes I’ve seen in modern reproductions of medieval garments long rows of “buttonholes” made with thin bands of fabric or cord: I think people choose them to make them in a quick way, maybe using the sewing machine. I don’t think it’s the correct way to make buttonholes, because I’ve only seen them once in period sources, in Santa Margherita (or S. Agata, paintend around 1330) by Pietro Lorenzetti, and I think this peculiar shape is due to the precious and big jewel-buttons (you can see them better in this high-quality picture). So I wouldn’t recommend the use of this kind of buttonhole, because all the findings and iconographical sources I’ve seen seem to confirm the most common buttonhole was the one cut in the fabric. 

- Tutorial per le asole: La Cotte Simple
- Tutorial for buttonholes: La Cotte Simple.

E voi? Amate fare bottoni e asole o sono il vostro peggiore incubo? Avete altra documentazione interessante? Non esitate a condividerla! ;)
And you? Do you love buttons and buttonholes or are they your worst nightmare? Do you have any other interesting documetation about it? Please share! ;)

mercoledì 19 febbraio 2014

Camisa supportiva / Supportive underwear

Sono molto felice di presentarvi questo progetto a cui sto lavorando da quasi un mese! Il tema della biancheria intima femminile medievale è balzato ai miei occhi grazie agli studi di diverse rievocatrici, che sono state grande fonte di ispirazione. Credo che questo moto di interesse sia nato principalmente dai ritrovamenti del Castello di Lengberg (Austria), avvenuti nel 2008: per darvi un'idea di cosa si tratta, vi rimando agli ottimi articoli citati nel post di Katafalk (con tutorial) e in quello di Isis di Medieval Silkwork.
 L'idea di poter avere una sottoveste aderente, in modo che possa star bene sotto a una veste modellata e che svolgesse allo stesso tempo la funzione di reggiseno, mi è subito piaciuta e ho deciso di provare a realizzarla. 
Un punto di partenza fondamentale sono stati gli articoli di Isis su come ha realizzato il suo modello di supportive underwear: parte 1 / parte 2.
Partendo dallo spunto offerto da Isis di applicare un modello supportivo a un indumento intimo, ho deciso però di attenermi a un modello più simile all'iconografia italiana che ho preso come riferimento, scegliendo una soluzione alternativa alla gonna plissettata.

Guiron le Courtois, Milano, 1370 e il 1380. (BNF Nouvelle acquisition française 5243)
Questa camisa, che mi sembra possa essere senza maniche anche se purtroppo non si vede bene, è stato il mio modello di riferimento. / I chose this chemise, that seems sleeveless to me even if it's not really clear, as my model.

I’m very happy to show you this project I’ve been working on for more than a month!
I’ve learnt a lot about female underwear from the studies of many re-enactress: I think the interest about this topic arose after the finds in Lengberg Castle (Austria), discovered in 2008: find out more in these posts from Katafalk (with tutorial) and Isis from Medieval Silkwork.
 I immediately enjoyed the idea of a supportive chemise and I decided to try to make one.  I started with reading Isis’ article about her supportive underwear: part 1/ part 2. 
In order to match as much as possible the Italian sources I had, I chose to avoid the pleated gown, since I've never seen any here.
Theatrum Sanitatis, Ms.4182 tav.207, "panni di lino".
Un esempio di camisa con le maniche lunga fino ai piedi (e oltre), aderente e costruita, realisticamente, in modo da non fare difetto con la veste. / Another example of a chemise, with sleeves and long to the ground (and even more): it's fitted in the torso, in order, probably, to  stay neatly under the overdress.

1376 - Giusto de' Menabuoi, Nascita S. Giovanni Battista, Battistero di Padova
Famoso esempio italiano di camisa senza maniche, forse resa in parte "supportiva" dalla banda o cintura collocata sotto il seno. / Famous italian example of sleeveless chemise, maybe made somehow "supportive" by the band or belt put under the breast.
***
Allacciatura sul fianco, aggiungerò
altri occhielli. / Spiral lacing. I will
have to add some more eyelets. 
La mia camisa è composta da 4 pannelli (due anteriori e due posteriori), aderente fino all'altezza dei fianchi, e si allarga poi con 4 gheroni (2 davanti e dietro, 2 laterali), è allacciata su un fianco ed è priva di maniche.
Per prima cosa ho seguito il tutorial di La Cotte Simple  per realizzare un modello supportivo di partenza con la cucitura frontale curva: il "Sunday Morning Fitting Team", composto da me e Francesco, ci ha messo 2 ore e una buona dose di pazienza a ricavare il modello.Ho poi trasferito il modello su carta, e da lì sulla stoffa che avevo deciso di utilizzare: si tratta di un morbido, vecchio lenzuolo di cotone* tessuto a mano.
Una volta imbastiti i pezzi, è stata necessaria una seconda fase di fitting: è fondamentale che abbiate un aiutante paziente anche in questa fase, perché da soli è un'impresa praticamente impossibile. Fatti gli ultimi aggiustamenti, è iniziata la lunga fase di cucitura a mano: ho usato punto indietro per le cuciture principali, punti esterni per i gheroni e sottopunto con punti molto piccoli per rifinire tutte le cuciture, dal momento che il tessuto si sfrangia terribilmente. Prima di rifinire il lato aperto, ho applicato due strisce di lino più robusto in modo che fornissero una maggiore resistenza alla parte della stoffa sottoposta alla tensione dell'allacciatura. Come ultima cosa, ho fatto dei minuscoli occhielli di seta per l'allacciatura, seguendo per posizionarli queste istruzioni segnalate ancora una volta provvidenzialmente da La Cotte Simple, e ho poi intrecciato un cordino di seta.

My smock is made with 4 panels (2 front, 2 back) and it’s fitted to the hips, then it widens with 4 gores (1 front, 1 back, 2 on sides), it’s laced on one side and it’s sleeveless. 
First I followed La Cotte Simple’s tutorial to make a fitted toile with curved front seam: the “Sunday Morning Fitting Team” (featuring me and Francesco) worked hard for a couple of hours to get the toile. Then I reported the toile on paper and then to the fabric I chose: it's a very soft, old, hand-woven cotton* sheet. After I basted the pieces together, a second fitting was required: it's important to have a patient helper at this point as well, because it's almost impossible to do it by yourself. After the last adjustments, the long sewing part begun: I used backstitching for the main seams, external stitches for the gores and hem stitching to refine all the seams, since the fabric was fraying a lot. Before I finished the open side, I attached 2 stripes made with sturdy linen in order to strenghten the part of the fabric where the tension of the lacing would have been higher. Finally, I made really small eyelets with silk, following these instructions to place them, and I made a 2 fingerloop braided cord in silk. 

Ecco la camisa. Il marmo era troppo freddo sotto i piedi, non ridete troppo di me! ;)
And here's the chemise. The marble was too cold, don't laugh too much at me! ;)

La stoffa: vecchio cotone tessuto a mano.
/ The fabric: old hand-woven cotton.
*Cercando informazioni sull’argomento, ho trovato degli articoli che documentano diffusione di cotone (non solo in fibra, ma anche tessuto) in Italia, in particolare nel XIII secolo ma anche nel XIV, utilizzato in particolare per la biancheria intima del ceto medio-basso e per i corredi domestici. A breve prometto di fare un post più approfondito sulla questione!
* Searching some more information about it, I found some articles about cotton's diffusion in Italy during XIII-XIV century, not only as a fiber but also as a fabric: it seems it was used for the underwear of the low-middle class and for household linen. I promise I will make a post about it!

martedì 28 gennaio 2014

Corso di Tintura Naturale / Plant dyeing course



Novità! È online il sito del mio gruppo di rievocazione storica, Civitas Alidosiana!

News! Check out the website of my re-enactment group, Civitas Alidosiana - also in English!


Rosso di robbia! - Madder
Lo scorso fine settimana ho frequentato un corso di tintura naturale della lana, organizzato presso l'Associazione E-Studio di Faenza dall'Associazione Culturale Rosso di Robbia: da circa un anno desideravo frequentarlo, anche se non era espressamente dedicato alla tintura storica, non solo per la voglia di mettere le mani in pasta e per iniziare a tingere qualcosa in prima persona, ma anche perché ritengo conoscere un po' meglio la realtà della tintura con le piante sia fondamentale per chi fa rievocazione storica. Infatti il colore è un aspetto non trascurabile della ricostruzione dell'abbigliamento e una conoscenza delle tecniche tintorie utilizzate anticamente è utile non solo per trasmettere l'impressione di "Medioevo a colori" (che magari un giorno scalzerà dall'immaginario collettivo l'idea di un Medioevo tutto nero e cupo), ma anche per capire meglio alcuni aspetti tecnici ed economici legati alla lavorazione dei tessuti. Inoltre, anche nel caso in cui non si voglia o non ci siano le possibilità di tingere davvero con le piante, vedere e conoscere i colori naturali è utile in ultima analisi anche per poter scegliere delle stoffe tinte chimicamente che comunque ci assomiglino. 


Reseda
Last week-end I attended a plant-dyeing class organized in Faenza by the Rosso di Robbia Association: I've been wainting for it for a year (even if it wasn't strictly about medieval dyeing), not only because I wanted to try to dye by myself, but also because I think it's important for a re-enactor to learn something about natural dyeing. Colour is not a minor aspect in the reconstruction of historical clothing, so I think it's useful to know something about it to broadcast the idea of  the "colourful Middle Ages" - in spite of the all-black and dark common imaginary and also to understant better some technical and economical aspects linked with the textile production. Besides, even if it's not possible to plant dye, to see and know natural colors it's useful also in order to buy chemical dyed fabrics that match, as much as possible, the plant-dyed ones.

Ma torniamo al corso: l'argomento era la lana, nelle sue forme di cardato, filato e tessuto, e nelle due giornate abbiamo affrontato in maniera davvero esauriente i passaggi principali della tintura e le particolarità delle varie piante tintorie. Partendo dalla mordenzatura (nei casi in cui era necessaria), abbiamo utilizzato piante tintorie vere e proprie (come ad esempio reseda, robbia, guado, legno brasile e legno campeggio), ma anche piante comuni (come il carciofo) per vedere con i nostri occhi come in ogni pianta possa risiedere un potere tintorio più o meno forte.  Il vero protagonista della giornata di domenica è stato il guado: una vera e propria magia! 
Guado: bello, magico e trecentesco! /
Woad: beautiful, magic and perfect for the 14th century!


Guado: sta diventando blu per davvero!
Woad: it's really turning blue!
But let's get back to the class: the topic was wool - carded wool, spun fibers and fabric. We examined in a very exhaustive way the main passages of dyeing and the main features of some dyeing plants. First we treated the wool with the mordant (when it was necessary) we used both dyeing plants (like reseda, madder, woad, brasilwood and logwood) but also common plants (like artichoke) to see that every plant has a weaker or stronger dyeing power. The real protagonist of sunday afternoon was woad: that's pure magic!

La cosa che ho apprezzato di più del corso è stato che abbiamo ripetuto con molta attenzione tutti i passaggi, scrivendo le ricette di mordenzatura e tintura e compilando delle schede per le varie piante: in questo modo mi sento fiduciosa a sperimentare anche a casa, in autonomia. È per questo che ho anche acquistato una piccola quantità di robbia e di reseda: sono infatti curiosa di cimentarmi da sola e sperimentare anche tinture ottenute con il secondo e il terzo bagno di colore. 
I really appreciated we repeated very carefully every step, writing down the recipes and filling forms to record what we did with every plant: that's why I feel confident about trying it at home by myself. I also bought a small amount of madder and reseda: I'm looking forward to make some experiments also with the second and third baths of colour.


Le fanciulle del corso e le nostre tinture... in sfondo urban. /
The ladies of the class and our dyeings.. in an urban background!

Non dimenticate di fare un giro sul blog dell'Associazione Rosso di Robbia: ci sono articoli interessanti e tante foto dei loro bellissimi progetti. Grazie infine a Elena Parmiggiani per avermi permesso di usare le foto scattate da lei durante il corso per l'articolo!
Don't forget to have a look to the blog by Rosso di Robbia: interesting articles (in italian) and many pictures of their beautiful projects! Thanks to Elena Parmiggiani for giving me the permission to use the picture she took during the course for my article!



Infine, ecco i nostri campioni! Purtroppo con luce artificiale (di sole in questi giorni se n'è visto poco) e su scrivania disordinata (che invece è la norma): robbia, reseda, carciofo, guado, robbia + guado, campeggio, reseda + guado, galle di quercia, legno brasile.
Here we go with our samples! Unfortunately artificial light (not much sun in these days) on a messy desk (wich is normal): madder, reseda, artichoke, woad, madder + woad, logwood, reseda + woad, oak galls, brasilwood.



martedì 21 gennaio 2014

Uno chaperon per domarli tutti / One chaperon to rule them all




In vista della nuova stagione, Francesco aveva assolutamente bisogno di un nuovo copricapo. La scelta è facilmente caduta sullo chaperon, estremamente diffuso in Italia nella seconda metà del Trecento e molto versatile. Adattando l'utilissimo tutorial di Katafalk e adattando il pattern alla misura di Francesco (per poterlo indossare sul capo l'apertura del viso deve corrispondere alla circonferenza della testa), ho realizzato lo chaperon di lana rossa, foderato di lana grigia. La fodera di colore diverso è testimoniata in alcune immagini, anche se forse non sempre presente. 


   
Esempio di fodera di diverso colore/ Sample of a lining of a different colour
1. Agnolo Gaddi, Storie della Vera Croce, Firenze, S. Croce,1380
2. Nouvelle acquisition latine 1673, fol. 81, Mercante di zucchero / Sugar Merchant


With the new season approaching, Francesco absolutley needed a new headwear. I chose to make a chaperon, very common in Italy in second half of the XIV century.
I adapted the very useful tutorial by Katafalk to Francesco's measures (to wear it on the head the opening of the hood must match the cirumference of the head). I made the chaperon with red wool and lined it with grey wool: a lining in a different colour is not always present, but it can be seen here and there. 

L'ho cucito interamente a mano utilizzando filo di lino rosso e bianco per l'interno, attaccando i gheroni dal lato dritto del cappuccio, ottenendo un risultato davvero pulito. Ho avuto qualche difficoltà in più nella piegatura della stoffa esterna nel punto della piega rotonda del collo: sono riuscita comunque a risolverlo (più o meno) ma la prossima volta presterò più attenzione a quel passaggio. I bottoni sono 12 e le asole sono realizzate in filo di seta rosso seguendo il tutorial sulle asole "rettangolari" di La Cotte Simple. Il liripipium è lungo 80 cm, secondo la moda dell'epoca che con i reperti della Groenlandia, ed è inoltre fondamentale che sia così lungo se lo si vuole utilizzare per fissare lo chaperon sulla testa. Non ho fatto l'orlo con tessitura a tavolette, come illustrato nel tutorial, dal momento che si tratta di una caratteristica ben attestata in nord-Europa, ma non documentata in Italia: ho semplicemente ripiegato due volte l'orlo della stoffa esterna, che è piuttosto sottile e tende a sfilacciarsi.

It's hand-sewn with red and white linen thread, the gores are sewn from the right side as usual and the result is really neat. I had some problems when turning the shell fabric in the buttonhole side: I manage to fix it somehow, but next time I'll pay more attention to this step. The buttons are 12 and I made the buttonholes in red silk using the "box-shape" tutorial from La Cotte Simple. The liripipe is 80 cm long, according to the fashion of the time and also to the findings from Greenland. Its lenght is also useful when wearing the chaperon not like a hood but on the head. I didn't make the edge with the tablet-weaving technique because I'm sure it's very well documentend in northern Europe but I don't know about any italian find with this kind of finishing: I only turned twice the edge of the shell fabric in the inside, because it's quite thin and easily frays. 




E ora, la parte più divertente. L'idea iniziale era di indossare lo chaperon in un paio di modi diversi per fare solo qualche foto, ma ci siamo fatti prendere la mano da un po' di iconografie interessanti e ci siamo divertiti a cercare di ricrearle: ecco i risultati!
And now, the funny part. Our first idea was to wear it in a couple of different ways to show it like a hood and like a proper headwear, but we found really interesting pictures and we had a lot of fun trying to re-create them: here are the results! 

1. Cappuccio / Hood
In questo caso, il cappuccio nell'immagine è indossato con il cappello in testa (in questo caso un tocco) e sotto al mantello: la foto è fatta in questo modo per evidenziare i bottoni e il risvolto intorno al visto.
Hood with a hat (tocco) and worn under the cloack: the picture is mainly to show the buttons and the lapel around the face. 


    
Altichiero da Zevio, Cappella S. Giacomo,  Il consiglio reale, 1372
(Immagine da: Altichiero e Avanzo. La cappella di San Giacomo Autore: Francesca Flores D'Arcais,)


2. Chaperon all'indietro / Backwards worn chaperon
Lo chaperon portato all'indietro è di sicuro tra gli stili più utilizzati, ho scelto quest'immagine perché si vedono i bottoni, proprio come nel nostro modello. (e sì, perché mi piace Altichiero da Zevio per la moltitudine di dettagli che rappresenta).
The backwards worn chaperon is for sure one of the most common: I chose this picture because there are buttons, just like in our model. (and yes, because I like Altichiero da Zevio for the huge amounts of details he puts in his frescoes)

Altichiero da Zevio, Cappella S. Giacomo,  Miracolo dei tori indomiti, 1372
(Immagine da: Altichiero e Avanzo. La cappella di San Giacomo Autore: Francesca Flores D'Arcais)


3.  Cappuccio sulle spalle con cappello / Hood over the shoulders with hat
Il cappuccio in questo caso è abbassato sulle spalle, si vedono le asole per cui qualche bottone è tenuto aperto. Questo modello di cappuccio copre abbastanza le spalle, forse in questo caso il liripipium è corto come nel caso del pastore alle spalle.

In this case the hood is over the shoulders, some buttonholes are visible in the front. This hood is quite wide over the shoulders, maybe his liripipe is shorter as the one of the shepherd in the background. 

 
Altichiero da Zevio, Oratorio S. Giorgio, Natività, 1380


4. Chaperon all'indietro con liripipium / Backwards worn chaperon with liripipe
Caratteristica di questo stile è il liripipium arrotolato intorno alla testa.
The special feature of this style is the liripipe turned around the head.


  

Altichiero da Zevio, Oratorio di S. Giorgio, 1380


5. Chaperon con pieghe girate in avanti / Chaperon with frontward folds
Mi è subito piaciuto questo modo un po' bizzarro di indossare lo chaperon, con i bottoni sulla fronte e il resto della stoffa ripiegato sul davanti e tenuto fermo dal liripipium.
I immediately liked this weird way of wearing the chaperon, with the buttons on the forehead and the fabric curled in the front and kept in place with a knot of the liripipe.



 

Altichiero da Zevio, Oratorio di S. Giorgio, 1380 (le pieghe potevano venire meglio, ma credo renda l'idea/ my curls could have been better, but I think it kind of works anyway)



6. Chaperon con cresta / Crest chaperon
Ho visto riproduzioni bizzarre di questo tipo di copricapo, ma io credo si possa ottenere semplicemente piegando con cura lo chaperon e fissandolo con il liripipium o la stessa piega che si fa solitamente intorno al viso, nel caso la coda fosse più corta.
I've seen many strange reproductions of this headwear, but I believe it can be made folding neatly the chaperon and keeping it in place with the liripipe or the fold that's usually made around the face, in case the "tail" is too short. 


   
1.  1350, Nicolò da Bologna, The Marriage National Gallery Of Art, Washington 
2. 1365- 68,Santa Maria Novella, Firenze ,Way of Salvation
3. Tacuinum Sanitatis, Ms 4182 Casanatense tav.114
4. Nouvelle acquisition latine 1673, fol. 81v, Mercante di zucchero / Sugar merchant



 

Due soluzioni simili, con la stoffa più o meno ripiegata. / Two similar solutions, with the fabric more or less folded.


Alcune osservazioni in conclusione: / Conclusions:
* Scattando le foto, ci siamo resi conto che per alcuni degli stili che abbiamo riproposto sarebbe stato più adeguato uno chaperon più piccolo sulle spalle di almeno una decina di centimetri: altri stili non sono riproducibili con uno chaperon di queste dimensioni. 
*Taking the pictures, we realized that some of the styles we tried to recreate would have looked better with a chaperon with smaller shoulders (about 10 cm less): with this chaperon some styles were impossible to recreate.



Le vostre opinioni, critiche e suggerimenti sono sempre ben accette!

Your opinions, critics and suggestions are always very welcome!