giovedì 22 agosto 2019

I vestiti di robbia / The madder dresses

Gli abiti finiti e la ricostruzione della scena tratta dalla miniatura (Ms. Casanat. 4182, tav. 119). /
The finished garments and the reconstruction of the scene from the manuscript. (Ms. Casanat. 4182, tav. 119)

Dopo qualche anno di piccole o grandi sperimentazioni con la tintura e dopo aver finalmente acquisito una pentola sufficientemente grande, nella primavera del 2018 ho deciso che era il momento giusto per dedicarmi a un progetto più impegnativo: volevo avere un intero set di vestiti, composto da veste e sopraveste, tinto con la robbia, una materia tintoria con cui ho una certa familiarità e con la quale speravo di ottenere colori soddisfacenti, utilizzando diversi bagni. Ho trovato varie immagini, in particolare nei Tacuina Sanitatis, che mostrano l’accostamento di vesti e sopravvesti di tonalità simili. Ne ho scelta una in particolare, che mostrava anche l’allacciatura sul fianco, perché volevo utilizzare questa modalità di chiusura per ottenere un modello aderente (Ms. Casanat. 4182, tav. 119: "Pane Bianco"). 

Un altro motivo per cui ho scelto questi modelli è la loro ampia diffusione testimoniata da diverse fonti coeve, in particolare dai Tacuina Sanitatis. Utilizzerò questi abiti per rappresentare un ceto medio cittadino, in particolare quando sarò impegnata nel progetto di ricostruzione della Spezieria di Diotaiuti.



After a few years of big or small experiments with plant dyeing, I bought a pot big enough and in Spring 2018 I decided to start a much bigger project. I wanted to plant-dye with madder a full set of clothing, made of a dress and an overdress. I am quite familiar with madder, so I hoped to achieve nice shades of colour, using several baths. I found a few pictures from Tacuina Sanitatis showing women wearing a dress and an overdress in similar colours. As a reference, I chose the one that also displayed a side lacing, as I was going to use this fastening technique to close it and to be able to obtain a fitted model ((Ms. Casanat. 4182, tav. 119: "White bread"). Another reason why I chose this enluminure as a source is because the garments represented are common in many pictures of the period, expecially in the Tacuina Sanitatis. I will use this outfit mainly to represent a middle-class citizen, for example when taking part in the display of Diotaiuti's Apothecary shop.

Dettagli costruttivi della veste. /
The dress construction details.
Per prima cosa ho scelto i tessuti da utilizzare: per la veste, una lana bianca (twill) piuttosto leggera, che avevo già testato in passato per verificare che recepisse il colore, mentre per la sopraveste una lana bianca a tessitura piana più spessa, leggermente follata, acquistata da Faserhaus. Non immaginavo che la lana fosse così bella, si è rivelata un tessuto perfetto da tingere e veramente azzeccato per il progetto. Dal momento che il primo bagno di tintura è quello che offre il colore più intenso, mentre quelli successivi producono colori sempre più tenui, ho deciso di riservare il bagno più intenso alla sopraveste, capo che per eccellenza dovrebbe rappresentare lo status, utilizzato per uscire di casa e presentarsi in pubblico, nonché quello più pesante (in termini di peso del tessuto: circa 2 kg), mentre ho sfruttato il secondo bagno per la veste, più leggera (1,5 Kg) e di uso più quotidiano. Nel terzo bagno invece ho tinto altri scampoli di tessuto. 

First I chose the fabric: a light twill for the dress I had already tested to check it was dyeable and a thicker, plain white wool, tumbled to make it slightly felted, bought from Faserhaus. I couldn’t imagine this wool to be so amazing, it’s a perfect fabric to be dyed and used for heavier garments, such as overdresses or cloacks. Now I had to choose which fabric to dye first: the first bath gives the strongest and most intense colour, while the following baths give lighter and less strong colours. I decided to use the first bath for the overdress, which is the garment that was supposed to show its owner’s status when worn in public and also because it was the heaviest fabric (2 kg). The second bath was going to be used for the dress (and it’s much lighter: 1,5 kg), while the third bath was for some small pieces of leftover fabric.


Esempi dei tre bagni di robbia. /Samples of he three madder dyes.

La pianificazione è tutto! Per riuscire a gestire meglio la stoffa all’interno del pentolone, ho deciso di tagliare i pannelli che compongono gli abiti prima della tintura, tagliando semplici triangoli, rettangoli e trapezi in base a modelli che avevo già realizzato, e lasciando  ampi margini di cucitura anche in caso di restringimento del tessuto durante la tintura. Ho pesato la stoffa, suddiviso i tessuti per i 3 bagni, includendo anche un po’ di filo di lana che avrei utilizzato per cucire, e ho calcolato le quantità di mordente e di robbia che avrei dovuto utilizzare. 
Mi sono servite circa 4 giornate di lavoro per tingere tutti i 5 kg di stoffa: 2 per effettuare la mordenzatura, 2 per la tintura. Per fortuna ho potuto sfruttare una stufa a legna e ampi spazi all’aperto.


L'allacciatura della sopraveste: si vede bene
anche la tipologia del tessuto. / The lacing of the
overdress: note the fabric.
Planning is everything! To be able to manage all that fabric in the pot, I decided to cut the dresses first, making simple squares, rectangles and triangles based on toiles I already had. I left decent sewing allowances and spare fabric, as the wool might shrink when dyed. I weighed all the fabric for the 3 baths, including also some wool sewing thread, then weighed the mordant and madder I was going to use. It took me 4 days to mordant and dye everything (about 5 kg of fabric). Luckily I could use a stove and an open space.

Sono rimasta quasi stordita dalla riuscita del primo bagno: il colore è risultato intenso e soprattutto uniforme oltre ogni mia aspettativa! Il lavoro di cucito è però iniziato dalla veste: ho usato uno dei miei modelli preferiti, con 2 pannelli laterali, ispirato al reperto D10584 (Norlund n. 42) dei reperti di Herjolfsnes. I bottoni sulle maniche sono bottoni cavi, realizzati da noi in ottone sulla base di reperti locali. Ho potuto inaugurare questo vestito a giugno 2018 al Middelaldercentret in Danimarca. 
I bottoni cavi. / The hollow buttons.
La sopraveste invece ha dovuto attendere i mesi autunnali ed invernali. La stoffa mi ha dato grandissima soddisfazione e si è rivelata molto adatta sia per il fitting del busto che per le morbide pieghe dell’ampia gonna. Le maniche, larghe 40 cm al polso, ricalcano i numerosi esempi dei Tacuina Sanitatis: credo sia una misura piuttosto comoda, che permette di muoversi e svolgere attività piuttosto agevolmente, magari ripiegandole un po’. Credo che dovrò intervenire per modificare leggermente la forma della manica sulla spalla, perché la stoffa è rigida e fa un po’ difetto. Una differenza, rispetto alla miniatura di riferimento, è la scollatura, che nel mio caso è molto più ridotta: è forse meno comune, ma comunque presente in altre fonti coeve. 

I was shocked to discover how good the first bath was: the colour is intense and more uniform than I could imagine! I had to start with sewing the dress though: I went for one of my favourite models, with 2 side-panels, based on Greenland find D10584 (Norlund n. 42). The buttons on the sleeves are hollow: we made them according to some local finds. I could wear this dress for the first time in June 2018 at Middelaldercentret in Denmark.
The overdress had to wait for Autumn and Winter to come. The fabric was perfect both for the tight-fitting bust and for the wide gown. The sleeves, that are 40 cm wide on the edge, match many pictures from the Tacuina Sanitatis: I think they are still comfortable to move in and work with, and they can also be folded. I think I will have to alter the sleeve a bit as the fabric doesn’t behave as I would like on the shoulder. A detail that differs from the source is the neckline: mine is much smaller, and maybe less common, but still visible in other sources. 

 
La veste/ The  dress, Middelaldercentret (Danimarca) 2018
La sopraveste / The overdress, Abbazia San Nazzaro Sesia, 2019


Visto che ci tenevo particolarmente a completare l’insieme anche con dei nuovi accessori adeguati, ho realizzato un cappuccio e delle calze in lana verde, tinta da Historical Textiles, e per l’acconciatura un nastrino che ho tessuto a tavolette con della seta tinta da Mervi con il legno del Brasile, che mi ha donato anni fa e che custodivo in attesa del progetto giusto. 

As I wanted to complete the ensemble with new, appropriate accessories, I made a hood and a pair of hoses out of some green wool dyed by Historical Textiles. I also had some filament silk that Mervi plant-dyed with brazilwood and gave me many years ago as a gift: I was saving it for a perfect project, and I used to make a tablet woven ribbon for the hair-style. 




martedì 20 novembre 2018

Medieval beauty: ricostruzione storica, autenticità ed estetica. / Medieval beauty: living history, authenticity and aesthetics.

Elina è una rievocatrice esperta, attiva nell’ambito della rievocazione medievale in Finlandia dal 1995, autrice dal 2007 del blog “Neulakko” e membro dei Merry Swan: è uno dei miei miti indiscussi a partire dal giorno in cui mi sono accorta di amare il XIV secolo. Gli articoli sul suo blog, in particolare quelli sui veli, sono sempre stati un punto di riferimento, così come i suoi abiti e il loro accostamento con gli accessori giusti sono fonte di ispirazione. Recentemente, alla conferenza dedicata alla ricostruzione storica “Reconference 2018” (i video sono disponibili qui) Elina ha moderato una tavola rotonda sul tema dell’autenticità e dell’estetica: mi è sembrata quindi una buona occasione per chiederle di condividere alcune riflessioni su questi temi. Grazie mille Elina per la disponibilità!

Elina is an experienced re-enactor, active in the medieval scene in Finland since 1995, author of the blog “Neulakko” since 2007 and member of the group Merry Swan: she’s been one of my idols since the day I realized I was in love with 14th century. Her articles, especially the ones about veils, have always been a point of reference, just as her dresses and their combination with the right accessories are an endless source of inspiration. Recently, during the “Reconference 2018” (a conference about re-enactment, you can see the videos here), Elina moderated a panel about authenticity and aesthetics: it seemed to me a good chance to ask her to share a few thoughts about this subject. Thank you so much Elina![ENGLISH FOLLOWS]

Elina, cosa significa per te “avere un’estetica medievale”?
È una parte rilevante nel mio tentativo di proporre una rappresentazione il più autentica possibile. Per me l’autenticità è importante per rendere giustizia alle persone del passato che rappresentiamo: dobbiamo farlo raccontando una storia che sia bilanciata, basata sulle fonti e soltanto su quello, la storia di persone che hanno vissuto in un tempo e in una società differenti, con credenze e mezzi di sostentamento molto diversi da quelli di oggi, ma di persone che erano comunque esseri umani con speranze, paure, amore e dolore proprio come noi. 

Perché è così difficile per noi persone moderne accettare di avere un aspetto diverso durante le rievocazioni? E perché invece dovremmo non solo accettare, ma abbracciare una diversa estetica?
Credo sia perché il gusto estetico è radicato talmente tanto in profondità nella nostra cultura e in noi stessi che diventa per noi quasi invisibile. È facile pensare che quello che è bello per me, ora, sia qualcosa di universalmente bello! Ma abbandonare il gusto estetico moderno e seguire quello medievale può essere molto gratificante: spesso è proprio quello che serve per fare rimanere senza fiato le persone e sentirle esclamare “sembra che tu sia appena uscito da un manoscritto!”


Qual è per te la rinuncia più difficile? C’è qualcosa del tuo aspetto quotidiano che ti manca quando sei in abiti medievali?
Questa è facile: il trucco moderno! Mille volte! Non truccarmi è davvero difficile per me, perché adoro il make up e tutto quello che lo riguarda. Quindi, “nel medioevo” mi manca avere le sopracciglia, lunghe ciglia e la pelle perfetta. Ma in ogni caso, ormai sono così abituata a non truccarmi in rievocazione che ora mi sembra veramente strano e sbagliato quando, qualche volta, mi trovo a casa a fare esperimenti su come indossare il velo con un trucco completo.

Invece, cosa ti piacerebbe introdurre nella tua quotidianità dal XIV secolo? C’è qualcosa che hai già adottato?
Indossare il velo significa che non c’è mai una giornata in cui i capelli  non siano a posto e amo il comfort e la libertà di movimento che le gonne ampie forniscono, ma non ho introdotto nessuno dei due nella mia vita quotidiana! Comunque, i miei amici non -lhistorist (che non si occupano di living history, NdR) hanno commentato che sono una specie di maestra nella stratificazione dei vestiti, e credo di aver acquisito questa abilità grazie alla moda medievale.

Secondo te, quali sono le principali differenze tra l’estetica moderna e quella medievale?
Ci sono moltissimi aspetti, come la differente percezione di bellezza e decoro. Ma credo che le differenze più profonde e interessanti siano legate alle manifestazioni di genere, all’identificazione di cosa è femminile e cosa è maschile. Ci sono enormi differenze riguardo a quali parti del corpo devono essere nascoste e quali mostrate. Per esempio, conosco molti uomini che si trovano in difficoltà con lo stile medievale che prevede abiti aderenti ai fianchi e calzabraghe, perché il concetto moderno di mascolinità non riguarda esattamente l’esibizione delle proprie cosce sottili... Per le donne invece credo sia difficile entrare nell’ottica di un differente concetto di coprirsi, perché veniamo da un mondo con un concetto di “decoro” molto diverso.

Secondo la tua opinione, quali sono i punti chiave per una donna per ottenere un’estetica del XIV secolo convincente?
La chiave è la silhouette: la forma dei vestiti dovrebbe ricalcare l’aspetto di quelli medievali, e il modo migliore per ottenerlo è tagliare gli abiti sulla base dei modelli medievali, senza dimenticare l’uso di copricapi appropriati!

E per gli uomini?
Braghe, calzabraghe e vestiti che siano ben modellati addosso, ad esempio non troppo larghi. E il suggerimento di un copricapo adatto è valido anche per loro!

Qual è il tuo migliore consiglio per ottenere un look convincente?
Dedica del tempo ad osservare l’arte medievale per assorbire il gusto estetico, guardando sculture, dipinti, miniature così come gli oggetti. Poi: guarda il tuo equipaggiamento e confrontalo con quello che hai imparato. Chiediti: chi avrebbe indossato o utilizzato questo oggetto? Generalmente questo processo porta a una semplificazione dell’equipaggiamento: meno decorazioni, meno COSE (questo è il mio suggerimento preferito, perché non costa niente!).
***


Elina moderna... vs Elina medievale
Modern Elina vs Medieval Elina.
  

Elina, what does “having a medieval aesthetic” mean to you?
It’s an important part in my attempt at doing a portrayal as authentically as possible. And authenticity is important to me because I believe that it is something we owe to the people of the past that we portray: to tell a story that is balanced, evidence based and just. A tale of people in a different time and society with very different beliefs and means of survival than today. But of people that were human with hopes and fears and love and sorrow just like us. 

Why is it so difficult for us modern people to accept a different look during events? Why should we all embrace it instead?
I think it’s because aesthetics are set so deep in our culture and ourselves that they become almost invisible to us. It’s easy to think that what is beautiful to me now as something universal! But letting go of modern aesthetics and following the medieval look can be very gratifying: usually it’s doing just that that makes people gasp and say ”you look like you just stepped out of a manuscript”! 

What’s the hardest thing for you? Do you miss anything of your everyday look when you are in medieval clothes? 
This one is easy! Makeup! Times a hundred! Not wearing makeup is really hard for me because I love makeup and everything about it. So, in the middle ages I miss having eyebrows, long lashes and perfect skin. But then again -  I’m so used to not wearing makeup by now that it looks really strange and wrong to me when I sometimes practice veil styles at home in full makeup. 

On the other hand, what would you like to introduce in your everyday life from 14th century? Or is there something that’s already part of your daily life?
Elina e suo figlio: anche i bambini possono essere
perfetti rievocatori! /Elina and her son: children
can be super authentic re-enactors too
!
Wearing veils means there’s never a bad hair day and I love the comfort and freedom of movement the wide hems give. But not doing either in my everyday life!  However, my non-lhistorist (lhistorist = person involved in living-history activities( friends have commented that I am somewhat of a master in layering clothes and that is something I think I have picked up from medieval fashion. 

In your opinion, which are the main differences between modern aesthetics and medieval aesthetics?
There are so many things, like different perceptions of beauty and modesty. But I think the most profound and interesting differences are in the displays of gender: what is feminine and what is masculine. There are big differences in which parts of the body are to be hidden, what should be displayed. For an example, I know a lot of men struggle with the hip hugging styles and the hose, because modern masculinity is not so much about flaunting your slim thighs. For women the need to cover up is difficult, because we come from a world with very different standards of modesty. 

According to you, which are the key points for a woman to get a good 14th century aesthetic? 
It’s all in the silhouette: the fit of the clothes should follow the medieval look - the easiest way is to use medieval patterns. Also wearing a proper headcovering!

And for a man?
Hose and braies and a dress that is well fitting, i.e not too loose. And wearing headgear goes for men too!

What is your best advice to obtain a convincing look? 
Spend time looking at medieval art to absorb the aesthetic: mix looking at sculpture, paintings, miniatures as well as items. then: take a look at your kit and compare it with what you have learned. Ask yourself: who would have worn/used this? Usually this results in simplifying your kit: less embellishment, less THINGS. (This is my favourite tip because it doesn’t cost anything!)


Elina con i Merry Swan al Middelaldercentret in Danimarca. /
Elina with the Merry Swan at Middelaldercentret in Denmark.

mercoledì 12 settembre 2018

Prendersi cura dei vestiti medievali / Taking care of medieval clothes

Visto che siamo verso la fine della stagione rievocativa, ho chiesto a Maria Neijman, esperta e consulente del settore tessile, rievocatrice da molti anni e autrice insieme ad Amica Sundström del sito “Historical Textiles” di condividere qualche suggerimento per la cura degli abiti che indossiamo in rievocazione. L’intervista, realizzata da Marie Hedén, è apparsa in svedese sulla pagina Facebook della Medieval Week di Visby ed è stata tradotta e ampliata da Maria e da me.
As the re-enactment season is going towards its end, I asked Maria Neijman, expert and textile consultant, well known re-enactor and author of the website “Historical Textiles” with Amica Sundström, if she could share some advice about how to take care of our medieval clothes.
The interview, made by Marie Hedén, appeared in Swedish on the Facebook page of the Medieval Week of Visby and has been translated and extended by Maria and me. [ENGLISH BELOW]



Maria ed io a Urbino, per un'esposizione dedicata ai tessuti e alla loro produzione - Oratorio S. Giovanni Battista. /
Maria and me in Urbino, for a textile display in the Oratorio di San Giovanni Battista.
Qual è la prima cosa da fare quando si torna a casa dopo una rievocazione?
Disfare i bagagli! Non permettere ai vestiti umidi e sporchi di rimanere più del necessario in borse o bauli. Non è divertente disfare i bagagli un mese dopo e trovare i vestiti ammuffiti.


Parliamo di un tessuto alla volta: come ti prendi cura dei tuoi indumenti di lino?
Gli abiti di lino possono essere lavati in lavatrice, in base a quanto sono sporchi, a 40 o 60 gradi con un normale detergente senza sbiancanti ottici. Non usare ammorbidenti, perché rivestirebbero le fibre e impedirebbero all’umidità di penetrare, rendendo in questo modo gli indumenti in lino più caldi del necessario. Inoltre, nel corso del tempo, gli ammorbidenti rompono la fibra del lino.
Quando i vestiti sono lavati, assicurati di distendere le cuciture e di spianare i vestiti prima di appenderli su una gruccia o di appenderli al filo per la biancheria tramite delle mollette. Evita di appenderli di traverso direttamente sul filo, perché sarà molto difficile poi eliminare il segno del filo tramite la stiratura. Non asciugarli con l’asciugatrice. Non lo dirò mai abbastanza: NON ASCIUGARE IL LINO CON L’ASCIUGATRICE, MAI! Una stanza per l’asciugatura (asciugatoio) va bene, ma se vuoi sbiancare un po’ i tuoi vestiti di lino, potresti appenderli all’aria aperta e lasciarli asciugare al sole. Distendere le cuciture e la stoffa faciliterà il passaggio successivo, che è la stiratura. Distendi il lino quando è ancora umido: se i vestiti sono già completamente asciutti, inumidiscili con uno spruzzino. Imposta il ferro con il programma per lino o cotone, di solito alla temperatura più alta, e stira accuratamente l’indumento con il ferro. Fibre lisce e piatte sono più resistenti, se si tratta di lino. Una fibra liscia starà più pulita più a lungo e darà una sensazione di maggiore fresco a contatto con la pelle. I vestiti inoltre non si consumeranno tanto quanto farebbero se indossati quanto la fibra è arruffata.
Dopo averli stirati, riponi i vestiti quando saranno completamente asciutti, tenendoli ripiegati nei cassetti oppure appesi tramite delle grucce.
Passiamo poi agli abiti di lana…
Se il vestito ha l’orlo infangato o delle piccole macchie, di solito è sufficiente scuoterlo o spazzolarlo con una spazzola per abiti mediamente rigida, puoi anche utilizzare l’aspirapolvere se vuoi. Assicurati di spazzolarlo dalle spalle all’orlo, anche sulle maniche. Se hai qualche macchia piccola o superficiale, puoi lavare soltanto la macchia: di solito basta lavarla via con un panno umido. Se le macchie sono più resistenti, potresti aver bisogno di lavarle con dello shampoo o del sapone per le mani. Usa un asciugamano posto sul retro della stoffa per assorbire l’acqua in eccesso e ricordati di risciacquare con cura in modo che il sapone non lasci degli aloni. Se per caso ti è capitato di sporcarti con l’olio della cotta di maglia, pesce o con simili macchie ostinate, dovrai lavare l’intero abito. Lavarlo a mano di solito è sufficiente, altrimenti puoi utilizzare il programma per la lana della lavatrice. Assicurati di usare detergenti adatti per la lana e di risciacquare ogni residuo di detersivo. Premi e strizza via l’acqua dall’abito, senza arrotolarlo con troppa forza, perché potresti danneggiare la stoffa e/o le cuciture. Stendilo su un piano: uno stendino con sopra un asciugamano è di solito una buona opzione. Quando è quasi asciutto puoi appenderlo sulla gruccia e lasciarlo ad asciugare in questa posizione, ma non appenderlo quando è troppo bagnato, perché il peso dell’acqua sulla lana umida o bagnata potrebbe far deformare il tessuto in lunghezza. A differenza del lino, dovresti tenere gli abiti di lana all’ombra quando li fai asciugare, perché il sole rende la lana secca e fragile. Ci sono appunti in fonti medievali in cui si chiede – di solito a un servitore – di spazzolare gli abiti di lana sia all’interno che all’esterno dopo l’uso: l’ho provato sulle mie calze e mi sono accorta che non si rompono così facilmente come accadeva quando non li spazzolavo. Quando i vestiti sono puliti, è ora di appenderli o metterli via: i vestiti puliti attirano meno i parassiti e gli abiti di lino li attirano meno di quelli di lana.
Se un abito di lana necessita soltanto di una rinfrescata, assicurati di stenderlo all’aria aperta un giorno in cui l’aria è molto umida e in cielo ci sono nuvole gonfie di pioggia. Puoi anche spruzzarci un po’ d’acqua sopra, se l’abito è già stato bagnato: se no, potrebbe invece macchiarsi. Mettere gli abiti all’aria aperta funziona molto bene per l’uso normale: 9 volte su 10 fargli prendere aria è già un “lavaggio” sufficiente.
Le mie calze bucate alla gara per le
 "calze peggiori",organizzata dai Merry Swan
 al Middelaldercentret. Foto di Mervi Pasanen
My worn hoses during the 
challenge for the "worst hoses" held by the
Merry Swans at Middelaldercentret.
Photo by Mervi Pasanen



Cosa ne dici del lavaggio a secco, effettuato in lavanderia, per gli abiti di lana?
Non lavo mai a secco i miei abiti. È costoso, non è una scelta migliore per i tessuti ed è molto nocivo per l’ambiente: risparmia i tuoi soldi e fai un favore al pianeta.
Hai qualche suggerimento in particolare a proposito del lavaggio di tessuti tinti con tinture naturali?
Sì, non lavarli. Se proprio devi, assicurati di effettuare un lavaggio veloce senza usare nessun tipo di detergente. I detersivi a volte cambiano il valore del pH e possono influenzare la tintura. Le calze di mio figlio sono passate dal viola al verde, per questo…
A proposito di parassiti: cosa ne pensi della lavanda, del cedro o di altri oli essenziali? Funzionano davvero?
Non c’è evidenza scientifica che funzionino davvero, ma non fa nemmeno male, e i vestiti fanno un buon profumo, per cui perché no? Per sconfiggere i parassiti, vale davvero la pena di provare tutti i trucchi che ci sono a disposizione. La pulizia è quello che tiene davvero i parassiti alla larga: prendi fuori e controlla gli indumenti di lana, ogni tanto, pulisci i ripiani con un panno umido, passa l’aspirapolvere negli angoli dell’armadio e assicurati di riporre gli abiti in modo che ci sia abbastanza aria tra uno e l’altro.

Cosa fare se gli abiti si stanno consumando?
Rattoppali e rammendali in tempo, prima che si rompano troppo. Le toppe possono essere messe sia all’interno che all’esterno dell’abito, ci sono fonti per entrambe le soluzioni. Toppe di colori diversi vanno bene, ma erano probabilmente più diffuse nei ceti più bassi della società. I più ricchi avrebbero ritenuto importante che i rammendi fossero più discreti.
È inoltre noto che nel Medioevo c’era un fiorente mercato di abiti usati, per cui i vestiti continuavano ad essere passati di mano in mano e rivenduti ai ceti sociali più bassi quando erano consumati, rovinati o fuori moda.

In cosa i tessuti di lana moderni si differenziano da quelli medievali?
Se non scendiamo nel dettaglio dei filati utilizzati e delle tecniche di tessitura… prima di tutto, la lana e il tessuto vengono lavati in modo più aggressivo durante la fabbricazione: questo significa che la lanolina (il grasso della lana) scompare dalla lana, facendo sì che il tessuto non sia più così resistente allo sporco e all’acqua. Quindi, ingrassare nuovamente gli abiti di lana con la lanolina non è mai una cattiva idea, in particolare se si tratta di sopravesti, che possono così diventare più resistenti alla pioggia. La lanolina si può trovare dove vengono venduti pannolini lavabili per i bambini.
Buon lavaggio!  
... e grazie mille a Maria per i preziosi consigli!


Vestiti a prendere aria in un giorno nevoso: foto e abiti di Mervi Pasanen. /
Garments airing in a snowy day: picture and garments by Mervi Pasanen.

ENGLISH
What is the first thing to do when you get home after an event?
Unpack! Do not allow moist, dirty clothes to lie down packed longer than necessary. It's not fun to pack up a month later and find your clothes mouldy.
If we discuss material by material then, how do you take care of your linen items?
Linen garments could be washed, depending on how dirty they are. They can be machine-washed at 40 or 60 degrees with a conventional detergent without optical bleach. Do not use fabric softner as they will encapsulate the fibers and prevent them from moisture as well, making them feel warmer than necessary. It also breaks down the linen fibers in the long run.
When the clothes are washed make sure to stretch the seams and smooth the garments before hanging them up on a clothes hanger of hung up with clothes pegs. Avoid hanging them over a line, you don’t want to try to iron that mark after the line afterwards . Do not tumble dry! This can’t be said enough! DO NOT TUMBLE DRY LINEN, EVER! Drying room is ok, but if you want to bleach your linen clothes a bit, you may want to hang them out and let them sun dry. Stretching the seams and smoothing out the fabric will facilitate the next step that is ironing. Stretch the linen when it is slightly moist, so if you garment  have dried dry completely, then moisten with a spray bottle. Put the iron Cotton/ Linen heat, usually the highest heat, and smooth the garment properly with the iron. Smooth and flat fibers are more persistent fibers when it comes to linen. A flat fibre will stay cleaner for a longer time and will also feel cooler on your skin. The clothes are not torn as much as they do if you use them when the fibers are fluffy. When the clothes are ironed, store them when they are completely dry, keeping them folded in drawers or hanging on the hangers.
Antti, il vincitore indiscusso della gara per le calze
peggiori. Serve decisamente un rammendo! Foto di
Mervi Pasanen. / Antti, the winner
for the wost hoses contest. Some mending needed here!
Photo by Mervi Pasanen
If we move on to the woolen garment then ...
If the garment has got a muddy hem or smaller stains, it is usually enough to shake them or brush with a medium-hard clothes brush (you can vacuum if you want). Always make sure to brush from the shoulder to the hem, even on your sleeves. If you have any small and superficial stains, you can just wash the stain: it is often enough to wipe away the stain with a damp cloth. But if the stains are harder, you may need to wash them with some shampoo or ordinary hand soap. Use a towel on the backside to soak up excess water and do not forget to rinse properly so that you do not get stains from the soap. If you have managed to get oil from chain mail, fish or similar really tough stains, you will need to wash the entire garment. Hand washing is often enough, but otherwise you can run the wool program on the washing machine. Be sure to use detergents intended for wool and rinse out any detergent residue. Press and squeeze the water out of the garment. Do not twist too hard, as it may damage the fabric or/and the seams. Dry it flat. A folded drying rack with a towel on top is usually a good option. When it is almost dry you can hang the clothes on the hangers and allow the rest to dry in this way. Do not hang up too early as the water weight from a damp / wet wool can make it stretch in length. Unlike linen you should keep the wool clothes out of the sun when drying them. Sun makes wool dry and brittle.
There are notes from the Middle Ages asking to brush (or rather get a servant to brush) their woolen garments both externally and internally after use. I have tested this on my hoses and I found that they don’t break as easily as when not brushing them. When the clothes are clean then it's time to hang or pack them away. Clean clothes are less attractive to pests, and linen clothes are less attractive than woolen clothes. If a wool garment only needs some light refreshment, be sure to hang them out one day when the rain is in the air and the clouds are heavy in the sky. You can also spray some water on the woolen garment if they have been washed before, otherwise water stains may occur. Airing works very well in normal use. 9 times out of 10 airing is enough of “washing”.
How about dry-washing woolen garments? I never dry clean my clothes. It’s expensive, not better for the fibers and very bad for the environment. Save your money and make the earth a favour.
Do you have any special recommendation about washing plant-dyed fabric? Yes, don’t wash them. IF you must, make sure to a quick wash and avoid using detergent, at all. The detergents are sometimes changing the pH value and can affect the dye. My son’s hose went from purple to green because of it...
Concerning pests: how about lavender, cedar and essential oils? Does it really work?
There is no scientific evidence that it will work. But it does not hurt either, and the clothes smell good, so why not. In the case of pests, you really want to try all the tricks you can. Cleaning is what keeps pests out. Take out your woolen things from wardrobes  and check them every once in a while. Wipe shelfs with a damp cloth, vacuum corners and make sure to store your things with a bit of air in between them.
If your clothes are getting worn out?
Patch and repair in time, before it breaks up too much. Patches can be set both inside and outside of the garment. There is evidence of both. Different colors are ok, although it is probably more likely in the lower circles of the social hierarchy. If you had money, it would have been important that the repairs were more discreet.
It is also known that there was a large second hand market for clothing in the Middle Ages, the clothes continued trickle down though the lower social classes when they were worn, injured or outdated.
How does today's wool fabrics differ from the Middle Ages?
If we do not go into the thread appearance and weaving techniques ... First of all, the wool and the fabric weave are washed harder during fabrication. This means that the lanolin (wool fat) disappears from the wool and the finished fabric will not become so resistant to dirt and water. So, to re-grease the wool garments with a lanolin is never wrong. This is especially important when you get to outer garments, which then get better resistance to rain. You can find lanolin where they sell washable diapers for kids.
Happy cleaning! ... and thank you so much Maria for the precious advice!

sabato 24 febbraio 2018

Belle Vesti, Dure Leggi - 10 febbraio 2018



Sabato 10 febbraio si è svolta un'interessante giornata di studio e di confronto organizzata da Storici Eventi, in collaborazione con l'Archivio di Stato di Bologna, che ha ospitato l'evento, con l'Associazione "Il Chiostro dei Celestini" e la Compagnia d'Arme delle 13 porte: “Belle Vesti, Dure Leggi”, dedicato alla moda trecentesca e ad alcune delle più interessanti fonti conservate presso l'istituto.

Sono intervenute la prof.ssa Maria Giuseppina Muzzarelli, esperta di storia della moda e curatrice dell'edizione delle leggi suntuarie dell'Emilia Romagna, e la dott.ssa Elisa Tosi Brandi, ricercatrice che da tempo si dedica anche allo studio della moda del Quattrocento e allo studio della figura del sarto tra medioevo e rinascimento.
Il documento che ha ispirato l'incontro è il registro delle vesti bollate del 1401: si tratta di un piccolo quaderno cartaceo sul quale furono annotate, nel gennaio dell'anno 1401, 211 vesti che violavano le leggi suntuarie recentemente emanate. La registrazione e la conseguente apposizione di una bolla direttamente sulla veste (probabilmente un piccolo dischetto metallico) permetteva a chi fosse già stato in possesso di vesti ora vietate di continuare a indossarle senza venire multato. La caratteristica straordinaria di questa fonte bolognese sono le brevi descrizioni che integrano la registrazione degli abiti. Da qui è nata l'idea di proporre un concorso, nel quale 5 sarti si sarebbero sfidati nella ricostruzione di uno degli abiti scelti dalla giuria (composta da Maria Giuseppina Muzzarelli, Elisa Tosi Brandi, Diana Tura dell'Archivio di Stato di Bologna, Massimiliano Lo Cicero di Storici Eventi e me): una sfida notevole, dal momento che la principale fonte non era, come in altri casi, una miniatura o un affresco, ma una semplice riga di testo, che necessitava di ulteriori studi e approfondimenti per potersi trasformare - di nuovo - in un abito.
Questi i 4 abiti scelti, come descritti nella fonte originale:
#44. Donna Caterina di Giacomo stracciaolo della cappella di San Giorgio presentò un sacco di color monachino con maniche a mantello

#77. Donna Zanna moglie di Pietro Domenici merciaio della cappella di san Giuseppe presentò una cotta di panno rosato con tre cordelle all’altezza dei piedi e profilato di vaio, con bottoni di filo d’argento e due manicotti frappati e ornati di filo d’oro.
#78. Donna Bettina di Giacomo di Antonio della Torre della Cappella di San Tommaso del Mercato presentò un sacco di velluto nero con frangia di seta nera a collo
#157. Donna Antonia di Nicolò Caccianemici….
Inoltre presentò un sacco a righe azzurre con maniche nere, con argento sopra e frangia rossa.



Saturday 10th of February a very interesting meeting about 14th century fashion took place: “Belle Vesti, Dure Leggi” (“Beautiful dresses, hard laws”), organized by Storici Eventi together with the State Archive of Bologna, where the event took place, the association "Il Chiostro dei Celestini" and the Compagnia d'Arme delle 13 porte.
Lectures were hold by professor Maria Giuseppina Muzzarelli, expert in fashion history and curator of the edition of the sumptuary laws of Emilia Romagna, and Elisa Tosi Brandi, researcher in fashion history who has recently published about 15th century fashion and tailors in the Middle Ages. 

The document which inspired the meeting is a register of forbidden dresses from 1401: it's a small paper notebook with the description of 211 garments that were no longer allowed because of new sumptuary laws. The garments were brought to the city authorities by their owners, they were registered on the notebook and they were marked with a stamp (bolla – very likely a metal stamp): this way, people who already owned dresses that were now forbidden could still wear them without having to pay a fee. One of the very special features of this source are the brief descriptions given for every dress: thus we decided to organize a contest, where 5 tailors could reconstruct one of the dresses chosen from the list by the panel of judges (composed of Maria Giuseppina Muzzarelli, Elisa Tosi Brandi, Diana Tura from the State Archives of Bologna, Massimiliano Lo Cicero from Storici Eventi and me). The challenge was not an easy one: the source this time was not an enluminure or a fresco, but only a few words, that needed comparisons with other sources and much more reaserch to become a dress - again.

These are the 4 dresses among which the tailors could choose, as described in the original source:
#44. Donna Caterina wife of Giacomo stracciaiolo from the chapel of Saint George presented a monachino-coloured sacco with mantle-like sleeves.
Stracciaiolo = seller of second-hand clothes
Monachino = reddish/brownish colour 
Sacco = a word used in the area of Bologna referring to a rich winter overdress often lined and decorated (most of the garments mentioned in the register are sacchi).
#77. Donna Zanna wife of Pietro Domenici haberdasher from the chapel of Saint Joseph presented a coat of pink fabric with 3 ribbons at the level of the feets and a profile of vair, with buttons made of silver thread and 2 dagged tippets and decorated with golden thread.
#78. Donna Bettina wife of Giacomo son of Antonio from the Tower of the Chapel of Saint Thomas of the market presented a sacco of black velvet with a fringe of black silk on the neck.
#157. Donna Antonia wife of Nicolò Caccianemici […] moreover presented a sacco with light blue stripes and black sleeves, with silver on it and red fringe.



I sarti e le ricostruzioni - The tailors and the reconstructions

- Alessio Orlandi "Rolando Straçarolo de Bononia" - #44 - Primo classificato pari merito / Winner with equal merit

Presentazione/ Presentation: qui (Italian only)

 

- Sara Trespidi "Samby May creazioni sartoriali" - #157 Primo classificato pari merito / Winner with equal merit

Presentazione/ Presentation: qui (Italian only)

  


-
Alessandra Formica "AFM Sartoria" - #157 


  1.  


- Francesca Baldassari "Gilda Historiae" - #77


Presentazione/ Presentation: qui (Italian only)
 

- Anna Fedeli "Kimera Style" - #77

 

Tutte le foto di Tiziano Capelli: altre foto sulla pagina di Storici Eventi
Ricostruzione del Bollatore delle vesti a cura della Compagnia d'Arme delle 13 porte: qui

sabato 13 gennaio 2018

La corona per le nozze di Damisella / The crown for Damisella's wedding


Anna: Un abito non esprime tutto il proprio potenziale se non è accompagnato dagli accessori giusti: i nostri abiti nuziali, ispirati al manoscritto Missale et horae ad usum fratrum minorum, necessitavano di gioielli adeguati al rango dei personaggi che volevamo ricostruire – e della persona giusta in grado di realizzarli. Una tranquilla sera d'agosto abbiamo quindi telefonato al nostro amico Giovanni Rotondi, di Il Gatto e la Volpe, avanzando le nostre richieste...

La corona
La principessa raffigurata nella miniatura di San Giorgio e il drago indossa una splendida corona, decorata con perle e pietre rosse e blu, simili a quelle che ornano la scollatura del vestito. L'uso di corone, per quanto nell'immaginario collettivo sia strettamente legato a regine e principesse, non era nel Trecento limitato solo a loro, pur essendo in molti casi un tratto distintivo nella loro raffigurazione. Compaiono infatti di frequente negli inventari nuziali di nobili fanciulle, in particolare in area centro-nord italiana, chiamate corone, ma anche ghirlande, di cui è spesso esplicitamente menzionato il materiale prezioso. Le fonti scritte rimandano a veri e propri capolavori di gioielleria: le corone sono decorate con stelle, fiori e gigli, adornate da gemme e perle. Le leggi suntuarie tentano di limitarne l'uso: si trovano molti esempi di divieti del genere nella legislazione imolese del 1334 e in quella bolognese di tutto il secolo, rivolti in particolare all'utilizzo delle perle, e non mancano, a Bologna, casi di donne multate per essere state trovate con questo ornamento. Sembra inoltre che la corona sia un ornamento particolarmente apprezzato e utilizzato dalle spose: un esempio di questo uso potrebbe essere il celebre sposalizio di Nicolò da Bologna del 1350.
1350, Nicolò da Bologna,
Il Matrimonio/The Wedding. NGA, Washington
A dress needs the right accessories to give the right impression: our wedding garments, inspired by the manuscript Missale et horae ad usum fratrum minorum, needed jewels that could match the characters we wanted to reconstruct – and the right person to make them. A calm evening of August, we called our friend Giovanni Rotondi, who works for Il Gatto e la Volpe, to explain our requests.

The crown
The princess portrayed in the enluminure of Saint George and the dragon wears a magnificent crown, decorated with pearls and red and blue stones, like the ones that adorn the neckline of the overdress. In the 14th century, the use of crowns, in spite of being connected mainly to queens and princesses in collective thought, was not limited to them, even if crowns were one of their most typical features in pictures. In fact, crowns are frequently mentioned in inventories or dowries of noble young women, especially in the Northern and Central Italy: they are called corone (crowns) or also ghirlande (garlands), often described as made of precious materials. Written sources let us imagine true masterpieces of goldsmithing: they were decorated with stars, flowers, lilies, adorned with gems and pearls. Sumptuary laws tried to forbid the use of such jewels: for examples, it is possible to find this kind of prohibitions in the laws of the city of Imola dated 1334. The prohibition was active also in Bologna, during all the century, especially about the use of pearls. There can be found sources about the fines women had to pay because they were found wearing these ornaments.
It seems also that the crown was a typical bridal jewel: one of the many examples of pictorial evidence of this use could be the famous Wedding by Nicolò da Bologna (1350).


XIV secolo, corona di Bianca di Lancaster -
Monaco, Schatzkammer der Residenz.
Giovanni:
Il modello in cera dell'elemento-cerniera e la
placca ovale, ancora in lavorazione/
Wax model for the hinge-element and
oval plaque, still work in progress
Superato lo shock iniziale, ho cominciato a ragionare su come realizzare l’oggetto che soddisfacesse le esigenze di Anna.
Le indicazioni iniziali erano poche ma precise: pietre blu e rosa, perle e… la consapevolezza che non si sarebbe trattato di una delicata tiara bensì di “una cosa raffinata nonostante l'ignoranza di fondo”.
Data la scarsità di fonti materiali, salvo pochi e ricchissimi esemplari appartenuti a personaggi di rango elevato, si è deciso di realizzare un oggetto ex-novo traendo ispirazione da diverse fonti, piuttosto che replicare una specifica opera di oreficeria. L’obiettivo era ottenere un oggetto il più possibile plausibile nelle forme, lavorazioni e materiali.
Prove di assemblaggio dei primi moduli/
Assembling tests of the first modules
La prima fase è consistita nella ricerca di originali del XIV sec. da cui trarre ispirazione. Oltre a vere e proprie corone (in particolare quella di Bianca di Lancaster - Monaco, Schatzkammer der Residenz), sono stati presi in esame alcuni reliquiari a busto caratterizzati da teste coronate (ad esempio il reliquiario di Sant'Orsola - Pinacoteca Comunale di Castiglion Fiorentino).
Dopo aver raccolto materiale sufficiente, si è passati alla fase di progettazione: un minuzioso lavoro “a sei mani”, in cui sono state vagliate non solo soluzioni estetiche e stilistiche ma anche le necessità tecniche e pratiche che la realizzazione di un oggetto del genere comportava.
Dopo una serie di schizzi, è stato messo a punto il progetto semi-definitivo. Si è realizzato un primo modello in cartoncino, ulteriormente modificato nelle proporzioni dopo alcune prove.
Prove di assemblaggio della struttura/Structure assembling tests
Stabilito quale doveva essere l’aspetto finale, sono stati scelti i materiali da utilizzare: lastra di rame di diverso spessore (parte della struttura, fiori e castoni piccoli); elementi in ottone (parte della struttura, castoni grandi e profilati vari); quarzo rosa, calcedonio azzurro e perle di fiume (elementi decorativi).
La realizzazione comportava non pochi problemi: è sicuramente il manufatto più complicato che mi sia capitato di creare e non ero certo di riuscire in quella che era una vera e propria impresa! L’unico modo per scoprirlo era tentare…
Corona sott'olio! (Sgrassaggio degli elementi)/
Pickled crown! (degreasing)
Ho cominciato con il realizzare i primi elementi di prova e dopo alcuni tentativi, affrontando man mano i problemi riscontrati, ho capito come procedere.
La corona si compone di otto moduli, costituiti da una placca ovale sormontata da un fiore (quattro grandi e quattro piccoli, alternati) ed arricchiti da perle imperniate e pietre montate su castoni. I moduli sono incernierati tra di loro mediante un ulteriore elemento verticale, soluzione costruttiva che permette anche una certa adattabilità del gioiello quando indossato.
Dopo la prima lucidatura/
After first polishing
I fiori sono stati realizzati con la tecnica dello sbalzo e cesello, le placche ovali invece (costituite da due pezzi sovrapposti) traforate, punzonate ed incise. I due elementi sono stati saldati assieme per formare il modulo base, a seguire alla placca è stata saldata una profilatura (realizzata con un filo in ottone godronato a finto tortiglione) e le semi-cerniere (ottenute da un tubolare di ottone).
Il corpo degli elementi-cerniera verticali è stato realizzato tramite fusione a cera persa, a questo si sono saldate le semi-cerniere, sempre ottenute da tubolare.
I castoni grandi sono stati realizzati tramite fusione a cera persa, quelli piccoli in lastra saldata. Dopo una prima rifinitura dei moduli, i castoni sono stati fissati meccanicamente e le pietre incassate.
Dopo una seconda lucidatura, tutti gli elementi sono stati dorati galvanicamente con una tonalità il più possibile vicina a quella della doratura ad amalgama antica.
La fase finale ha visto il montaggio delle perle e l’assemblaggio dell’intera struttura tramite perni in ottone dorato.

La corona è composta da 216 elementi (senza considerare i perni) assemblati tra loro con saldature e fissaggi meccanici (imperniature e ribattiture), tra questi 38 pietre e 44 perle. 

Il peso totale è di 336 grammi.





Esploso di uno dei moduli/
Exploded view of one of the modules



Prova generale, prima della doratura/Last test before gilding
After overcoming the first shock, I started to think how to make this kind of object.
The initial indications were few but clear: blue and pink gemstones, pearls and… the awareness that the result would not be a gentle tiara but “something elegant despite the showiness”.
Due the lack of material sources, other than few -and very luxurious- examples belonged to royalty, we decided to create a design from scratch, inspired by several sources, instead of simply replicating a specific goldsmith's work. The objective was to obtain an item as much plausible as possible with reference to style, techniques and materials.
The first phase consisted in researching 14th century originals to be used as inspiration.
We took as references some bust-reliquaries with crowned figures (for example St. Ursula reliquary - Pinacoteca Comunale di Castiglion Fiorentino, Italy) in addition to actual crowns (in particular the one belonged to Blanche of Lancaster - Schatzkammer der Residenz, Munich, Germany).
Dopo la doratura/After gilding
After gathering enough hints, the design phase was started: a thorough “six handed” work, in which not only aesthetic and stylistic solutions were considered, but also technical and practical issues related to the creation of such an object.
After some sketches, the semi-definitive design was ready. A prototype was realized in cardboard, modified and adapted after some wearing-tests.
After setting the final appearance, the materials to be used were chosen: two different thickness copper sheet (part of the structure, flowers, small bezels); brass elements (part of the structure, big bezels and various bars); pink quartz, blue chalcedony and river pearls (decorative elements).
The physical realization implied several issues: it was surely the most complicated artifact I ever dealt with, I was not even sure to be able to win this challenge! The only way to figure it out was trying…

I started making some test elements: after some attempts, solving the issues emerged in the process, I understood how to proceed.
Montaggio delle perle/Setting the pearls
The crown is composed by eight modules, each with a flower (four big and four small, alternated) on top of an oval plaque, adorned with pearls and set with stones. The modules are hinged together with another element: this mode of construction allows also a better fit of the jewel when worn.
The flowers are made using the chasing and repoussé technique, the oval plaques (made by two overlapping pieces) are open-worked, punched and engraved. The two main elements are welded together to form the basic module, then a file-worked brass wire is welded to the edge of the oval plaque as the hinge knuckle.
The secondary element is lost-wax cast in brass and has the hinge knuckles (made with brass tube) welded on it.
The big bezels are lost-wax casted in brass, the small ones are made with copper sheet parts welded together.
After a first polishing of the modules, the bezels have been riveted to place and the stones have been set.
After a second polishing all the parts have been electro-chemically gold plated using a technique able to provide a shade as close as possible to the traditional fire-gilding technique.
The final phase consisted in setting the pearls and the on the final assembly of the various elements with gilded brass pins.

The crown is composed of 216 parts (without considering pins and rivets) assembled together with welding and mechanical fastening; among them there are 38 semiprecious stones and 44 pearls.


Total weight is 336 grams.
Dopo l'assemblaggio definitivo/After final assembly

Come dice la Regina Elisabetta, "Ci sono degli svantaggi nelle corone"... ma non in questo caso, perché il risultato è stato straordinario, sia per la sua bellezza che per la sua comodità. Sono veramente grata a Giovanni del lavoro meraviglioso che ha realizzato per me! As Queen Elisabeth says, "There are some disadvantages to crowns"... but not in this case, because the result is stunning, both for its beauty and its comfort. I am really grateful to Giovanni for the amazing work he did for me!